Pausa

Giornata di fine settembre. Sereno e aria frescolina.

Le strade di campagna non molto trafficate. Ideali per un piccolo giro in moto.

La sensazione di cullarsi tra le curve e quando, di fronte ad un panorama fatto di viti, olivi e boschi spalmati su dolci colline ci si ferma sul bordo della strada. La mano sinistra che tira la frizione. Il piede destro si appoggia a terra. Si cerca la folle. La mano sinistra che lascia la leva per poggiarsi sul fianco.

Si apre la visiera e tutti i profumi della campagna entrano sulla tua faccia, il frescolino della brezza e il caldo che sale su dal motore.

Dentro al casco i rumori un po’ ovattati, ed il minimo che copre i dolci suoni della natura.

Si guarda lontano, là dove finisce l’orizzonte. Si osservano i giochi di luce del sole, la foschia in alcune valli.

Si richiude la visiera, le mani sul manubrio, la sinistra sulla frizione, un’occhiata allo specchietto, il rumore della prima che si innesta.

La strada inizia a passare nuovamente sotto i pneumatici.

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Good times for a change

Un ciao, un arrivederci o un addio?

Non lo so.

Di sicuro deve cambiare qualcosa. Adesso non ho più voglia o necessità di mantenere o di far vivere maubauis. Quella parte di me che mi ha spinto ad occupare per tanto tempo e con tanto divertimento spazi che ormai non possono essere e non voglio che siano una parte così importante della mia vita.

Un abbraccio a tutti

Paese

C’era una canzone  da bambino che passava in tv, una canzone che mio padre amava ricanticchiare. Io ero piccolo, avrò avuto 5-6 anni. Il paese dell’incontrario. Forse qualcuno se la ricorderà. Per i più giovani c’è youtube. Ecco l’Italia adesso assomiglia sempre di più a quella canzone. Comici che fanno i politici. Politici che fanno i comici. Giornalisti, o pseudo tali, che ci spiegano la scienza e le scelte etiche. La televisione che ci spiega tutto. Internet che spiega tutto a quelli che credono che la televisione spieghi tutto. Magistrati che fanno politica. Politici che fanno i giudici. Mafiosi che fanno i politici e politici che sono mafiosi. Ricchi che fanno i poveri e poveri che fingono di esser ricchi.

Insomma quella canzone era una canzone legata alla fantasia, al ridicolo, al grottesco.

Adesso mi sembra una perfetta fotografia, ancora in bianco e nero, di una tragedia.

che forma hanno quelle nuvole?

Chiese all’amico mentre il suo naso puntava il cielo.

“non saprei, potrebbero essere tutto. Direi panna montata ma so di essere un po’ banale”

“Forse hai ragione, alla fine si è sempre un po’ banali a guardare le nuvole ed a cercare di individuarne una forma familiare”

“Non ha molto senso in effetti”

“Però io e te in questo momento ci troviamo così a guardarle incuranti di tutto il resto: è inutile tutto ciò che facciamo”

“Non credo sia necessario che sia tutto utile in questa nostra vita”

“Ed allora perché corriamo sempre? Perché cerchiamo di incastrare nelle nostre giornate, lavoro, famiglia, impegni, sport, famiglia, amanti, eccetera”

“Siamo un po’ come le cavie che corrono dentro la propria gabbia. Corrono.”

“Ma loro non hanno scelta. Le abbiamo obbligate noi a stare lì”

“Anche noi ci siamo obbligati questa vita. Anzi cerchiamo anche altri la pensino come noi, non lo trovi triste?”

“Triste, no. Stupido, si”

“Stupidi come quelli che guardano le nuvole in cielo”

“No. Quelli che si soffermano a guardare le nubi sono solo sognatori. Di un mondo migliore”

“E’ proprio questo mondo migliore che ha resto tante persone stupide”

pensando

è inutile aggiungere parole alla situazione italiana di questi giorni. è uno dei tanti momenti che si stanno ripresentando sempre più frequentemente dalla caduta della cosidetta prima repubblica. La deriva istituzionale verso l’interesse proprio a scapito dell’interesse pubblico ha raggiunto livelli impensabili. Del resto tutto questo quadro non è un risultato casuale generato dalla volontà di poche persone ma lo specchio di una società sempre più individualista ed egoista. A questo si aggiunge anche la superficialità e la supponenza di conoscere la soluzione di ogni cosa senza mai muovere un dito. Ormai siamo questo: un popolo condannato a commentare, e talvolta approvare, le privazioni e i delitti che quotidianamente vengono perpetrati a proprio danno.

Non ci saranno mobilitazioni semplicemente perché nessuno va contro se stesso, contro il suo essere.

 

c’è polvere

in questo blog che non spolvero da tanto tempo

nei miei pensieri che non riescono a focalizzarsi

nei miei gesti un po’ impacciati

sulla mia pelle sudata

vorrei detergere tutto quanto e tornare nuovamente pulito, puro, nitido

aspetterò la pioggia che mescoli tutto in fango

aspetterò che si secchi per togliermelo di dosso

poi sarò pronto ad impolverarmi nuovamente

Non so, questa cosa della condanna di Berlusconi, mi sembra come un goal al 90’… quando stai già perdendo 20 a 0

Di che vita ti vesti?

Cosa indossi oggi? Ci hai pensato quando hai scelto oppure ti sei messo la prima cosa che capitava. Magari un paio di pantaloni che ti eri già messo ieri ma che ancora non erano da buttare. Magari sei stato quindici minuti a scegliere l’abbinamento di colore giusto e relativi accessori.

Se ci si pensa è buffo questo differente approccio alla giornata. Spregiudicato o pianificato nei minimi dettagli. Si fa la stessa cosa con la vita?

Io, inutile dirlo, sono uno di quelli che va un po’ a caso, sceglie quello che capita cercando solo di abbinare colori in un modo che non turbi il mio gusto cromatico. Spesso vengo rimproverato di usare sempre i vestiti appena stirati lasciando nell’armadio quelli che uso di meno.

Sono un abitudinario? Non so, di sicuro sono uno comodo e quello che spesso cerco in quello che indosso è la comodità. Faccio così anche con la vita?

La controllata allo specchio non la do mai, quindi se vedete uno uscire con l’etichetta ancora attaccata sui pantaloni, ecco, quello sono io.

Se mi vedete, salutatemi.

8 ore dopo

Mi piace osservare la piazza vuota la mattina. Il caos della sera precedente ormai è passato. Ci sono posti liberi dove parcheggiare e panchine vuote su cui sedersi tranquillamente a leggere un libro senza sentire tutta quella vivacità dovuta a chiacchere, giochi e spettacoli di magia. Il giorno e la notte. Due modi diversi di vivere.

Tempo.

C’è un piccolo bambino vicino ad una fontana. Guarda scorrere l’acqua.

Una canzone alla radio ricorda un amore.

Vestiti scollati e maniche corte sotto l’ombra dei tigli.

Qualche cicala che fa il suo dovere incurante delle formiche che le passano accanto.

Pensieri che vagano sulle righe di un libro.

Pochi giorni ancora prima che le foglie inizino a cadere e che i corpi inizino a coprirsi. Poco tempo ancora perché che tutto torni come prima di questa parentesi di sole che spinge i nostri corpi a togliersi qualche strato ed ai nostri pensieri di svolazzare liberamente. 

Estate.